Quanto costa (il) sapere?

Siamo italiani, e per molte cose è un pregio, un vanto, un motivo di onore…
Per altri versi invece, per alcune sfaccettature della nostra tipicità mediterranea, il nostro esserlo è velatamente un deficit, una riduzione nel posizionamento nostro sul lungomare evolutivo.

Un pratico esempio?

Vi racconto una storia :

” C’era una volta una importantissima azienda, questa azienda produceva micromeccaniche per orologi che poi immetteva nel mercato della grande distribuzione per le più importanti case produttrici di orologi e affini. Un giorno, nel mezzo di tornata produttiva molto importante, i sistemi cessano di funzionare, apparantemente in modo inspiegabile. Per qualche ragione i macchinari non ricevevano più gli input dai software di gestione, qualcosa si era inceppato nel processo produttivo e stava ostacolando in modo disastroso il business dell’azienda. Il Responsabile di produzione avverte immediatamente il suo superiore che insorge dicendo che andava immediatamente trovato il problema in qunto ogni ora di fermo macchina sarebbe costato all’Azienda oltre 10.000,00 € e se non fosse risucito a concludere l’ordine in giornata avrebbero perso la comanda e sarebbero incorsi in una penale da 500.000 €, numeri importantissimi che hanno fatto rabbrividire il Reponsabile.
Fu così chiamato il capo del dipartimento informatico , che però non trovò il problema, poi quello meccanico  e ancora nulla.
Chiamarono così un consulente esterno, un ingengnere elettronico. Erano passate già 3 ore e ne mancavano poco meno di 4 per perdere definitivamente la giornata.
L’ingegnere arriva. Da un occhiata al problma, si collega al pc ed effettua una diagnostica, dopodichè si reca nel vano tecnico e sostituisce una delle  levette nel contatore generale, usarata dal peso delle matasse dei cavi: tutto riprende a funzionare. In poco meno di 15′ era stato risolto un problema che bloccava la produzione di una intera azienda.
Al chè l’ingegnere si reca dal responsabile e gli compila il rapportino di intervento con relativa fattura; 3025,00 € + iva.
Il Responsabile guarda incredulo la fattura e chiede spiegazioni su come fosse possibile chiedere tutti quei soldi per cambiare una leva di un interruttore.
L’ingegnere con puntualità ed eleganza gli risponde che i 25,00 € erano per la levetta sostitutiva e i 3000,00 € per aver saputo quale fosse la levetta da cambiare.

Quel responsabile oltre ad essere un cattivo responsabile in quanto circondato da collboratori non all’altezza del ruolo coperto, era anche ingnaro del fatto che con quei 3000 euro era riuscito ad evitare una perdita di oltre 400.000 euro, della quale averebbe dovuto in seguito dare delle motivazioni. “

Questa storia è vecchissima e nessuna sa se sia vera o meno, sicuramente racconta una assoluta verità che è il rispetto per le competenze altrui e la corretta quantificazione del beneficiarvi.

Quante volte siamo sull’aereo e ci indignamo quando vediamo la merendina venduta a 4,00 € dal carrellino del ristoro.

  • Non ci rendiamo conto che :
    stiamo ricevendo un servizio a 10000 metri di altezza
  • che a 10000 metri di altezza non ci sono altri punti di ristoro quindi il valore di mercato di un bene lo impone chi ne detiene il monopolio
  • che potevamo benissimo metterci nello zaino una merendina comprata al supermercato al prezzo “terreno”
  • ci possiamo tenere la fame.

Le comodità fanno parte della branca economica dei beni di lusso, se abbiamo un problema che non siamo in grado di risolvere e ci avvaliamo della comodità di farcelo risolvere da chi lo sa fare, allora è giusto che paghiamo il prezzo che questo ci impone, per la stessa regola della “merendina sull’aereo”, in quanto  :

  • stiamo ricevendo un servizio che non siamo in grado di svolgere da soli
  • che non abbiamo alternative e quindi il valore di mercato è imposto da chi sa svolgere il servizio
  • che potevamo studiare di piu o essere piu organizzati prevedendo collaboratori piu preparati
  • che possiamo tenere la produzione ferma e pagare le penali.

Detto questo, cerchiamo di perdere il vizio di ricercare sempre il ribasso nei servizi che ci vengono offerti, di cercare sempre di farci fare gli sconti, di non pagare le tasse o quant’altro. Tutti quelli che lavorano e percepiscono uno stipendio ci tengono a che questo entri ogni mese integro e che sia congruo al lavoro svolto nel mese.
Ci piacerebbe che il 10 del mese, il responsabile delle risorse umane o il nostro capo venisse con la ns busta paga e ci dicesse : ” Guarda Daniele, queste mese ti dovrei 1768,05 € facciamo che ti do 1500,00 e via… ” – Sti cavoli!! Li vogliamo tutti e subito  e guai a tardare!

Ecco quindi, questo è il principio che voglio difendere oggi,  il valore del lavoro e la sua quantificazione sono innanzitutto il rispetto verso chi lo svolge, lo stipendio a noi serve per vivere , ma è anche il modo che il ns capo ha di ringraziare e lodare il nostro operato.
Quando andiamo dal meccanico e lo paghiamo dopo 3 mesi, quando ci si rompe il pc e chiamiamo il figlio minorenne del nipote del nostro amministratore di condominio per pagarlo con un 5€ e un bicchiere di succo di frutta, per non pagare uno specialista che ci risoverebbe il problema definitivamente.

La regola sembra karmika e probabilmente lo è.. se spendi poco godrai poco… e lamentarsi poi farà solo peggio.

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