Cyber-spionaggio : è ora di fare pulizia in… Polizia.

Solo pochi giorni fa ho trattato un tema che poco interesse ha suscitato a livello di visualizzazioni, ma che guarda caso si è poi macro-palesato sulla Grande Cronaca di lì a pochi giorni.
Il Cyber-spionaggio esiste, è una pratica regolarmente messa in atto a tutti i livelli di “riservatezza” siate voi il Presidente del Consiglio o il lattaio che fornisce il bar sotto casa.

E’ notizia di ieri l’altro : ” Cyber-spionaggio, il super-poliziotto rimosso per i suoi silenzi: “Ho sottovalutato i rischi”. ” Di Legami, il super-poliziotto di Palermo che ha indagato sul Cyber-spionaggio “

Ma cosa è capitato nello specifico?

E’ successo che per anni Vertici Istituzionali, apparati dello Stato, società strategiche, Banche Centrali sono state aggredite informaticamente da uno spyware (attribuito ai fratelli Occhionero)  che nessuno, fino alla scorsa mattinata, aveva mai individuato.

Dell’inchiesta che ha portato in carcere Giulio e Francesca Occhionero il capo della Polizia Postale Roberto Di Legami non aveva informato nessuno dei suoi superiori. Le vittime delle attività dei due fratelli, da Renzi a Draghi, a Monti, non erano state avvertite della minaccia, i Servizi non sapevano nulla o meglio parte di loro, da circa 8 mesi infatti pare che la faccenda sia rimasta nella esclusiva disponibilità, oltre che della Procura della Repubblica di Roma, del direttore della Polizia Postale, Roberto Di Legami, che ha ritenuto di non doverla condividere con nessuno. E che, per questo, martedì sera è stato rimosso in tronco dal suo incarico.

Ma perché arrivo dal nulla a scrivere questo articolo?

Perché in Italia vige la totale incompetenza in questa materia. Lo testimonia il fatto che Di Legami, Capo della Polizia Postale (e lo sottolineo per la quarta volta), un passato alla Omicidi a Palermo, un periodo ad Europol all’Aja, abbia una storia professionale priva di qualsiasi attitudine specifica in materie informatiche, inaccettabile per chi ricopre un ruolo altamente tipicizzato come quello dell’Intelligence.

La cosa più grave è che per giustificare il suo silenzio, durato appunto otto mesi, Di Legami abbia semplicemente e candidamente ammesso di aver “sottovalutato la portata dell’inchiesta e di non essersi neppure posto il problema delle implicazioni per la Sicurezza Nazionale, dell’opportunità, tanto per dire, che gli “aggrediti”, a cominciare dal Presidente del Consiglio e dal Presidente della Bce, venissero avvertiti dei rischi che stavano correndo, e questo “perché non era stato possibile accertare se, effettivamente, i tentativi di intrusione avessero avuto o meno successo”.

Ora possiamo parlare tutta la vita delle scelte operative fatte dall’uomo con la Divisa, ma non possiamo assolutamente accettare una giustificazione del genere, se fosse vera sarebbe gravissimo, vorrebbe dire che il Nostro Stato è privo di competenze di “information security” e che è alla mercede di qualsiasi attività deviata. Se invece fosse falso, e la minaccia fosse nota e volutamente taciuta, sarebbe altrettanto grave, vorrebbe dire spionaggio interno, alto tradimento.

Ma non è questo che voglio trattare (anche se ce ne sarebbe da parlare, a cominciare dall’implicazione di Maurizio Mazzella, poliziotto massone della Stradale di Sala Consilina, già sospeso disciplinarmente dall’agosto dello scorso anno).

Mi preme molto di più chiedermi come mai nessuno, per dire, è in grado di spiegare a Renzi perché, nell’autunno scorso, qualcuno non lo abbia avvisato di evitare di utilizzare l’account mail personale di Apple su cui si era registrato il tentativo di intrusione. Nessuno è in grado di spiegare al direttore dell’Aisi, il nostro controspionaggio, per quale diavolo di motivo, il 5 ottobre scorso, quando le abitazioni di Giulio e Francesca Occhionero vengono perquisite dalla Polizia Postale – e quando dunque l’indagine non è più un segreto neppure per chi ne è oggetto – nessuno ritenga utile coinvolgere l’Intelligence non fosse altro per verificare chi fossero e per conto di chi trafficassero quegli sconosciuti fratello e sorella di mezza età che da sei anni spiavano i gangli dello Stato.

Esistono tecniche e sistemi da poche migliaia di euro per proteggere server e dati sensibili. Esistono tecniche di Etical Hacking che vengono insegnate anche in corsi di formazione fruibili online che spiegano come fare a individuare le intrusioni.
IPS, Perimetral Detection…

Non stiamo parlando di Agenti Segreti della CIA. 

La verità è che ci vogliono le competenze e da noi mancano. Stiamo ancora pagando i brogli e il nepotismo degli anni 80/90 dove non c’era lungimiranza e tutti potevano ricoprire ogni ruolo.
Oggi non è così, bisogna favorire l’ingresso nelle forze dell’Ordine di gente competente e formata tecnicamente.
I militari, concepiti come soldati, non servono più a nulla, o comunque non nella percentuale di una volta, oggi servono figure che sanno quello che fanno e poco importa se hanno fatto o meno il servizio militare, non serve saper sparare per poter servire onestamente il proprio Stato.

I fatti lo dimostrano chiaramente.

Non smetterò mai di sostenere la necessità di informare le persone su quello che si nasconde nella rete. E’ sbagliato vedere internet solo come uno svago o un mero sistema tecnologico per favorire operazioni a distanza.
Internet è un arma, alla pari di una pistola o di un fucile ed è in grado di fare molti più danni.

Non smetterò mai di formare la mia preparazione tecnica e il mio know-how in materia di Internet Security e Cyberdefense, perché che piaccia o no ai puristi della divisa, la vera lotta al crimine si combatterà così in futuro, e il futuro è già iniziato;  credo sia giunta l’ora di rivedere le modalità di accesso a certe funzioni c.d. “di Polizia” e a certi ruoli di Pubblica Sicurezza.

Parere mio..
Nota di colore : prima citavo l’implicazione di un poliziotto noto per essere di fama “massonica”, un retroscena di questa storia vuole che il cognome del poliziotto infedele negli atti fosse sbagliato. Maurizio Manzella, si legge. Non Maurizio Mazzella, come di fatto è e come viene documentato alla Procura quando, alla vigilia degli arresti e delle perquisizioni, la sua anagrafica viene corretta.
Un banale errore? Potrebbe sembrare … se non fosse per il profilo di quel poliziotto massone a disposizione di Occhionero. Tutto noto e  nella disponibilità taciuta del Capo della Polizia Postale.

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