Anonimi, Troll, Fake : Dove inizia la libertà di offendere

Internet ci ha dato la possibilità di comunicare in modo rapido, efficace e low cost (talvolta anche ‘zero-cost’).
Internet ci ha aperto un mondo, un portale che ha creato lavoro, impieghi e specializzazione.
Purtroppo, lo sappiamo, tutte le comodities hanno un costo e il prezzo da pagare per questa megalomaniacale smania di comunicare sta diventando eccessivamente oneroso.
Sto parlando del abissale mondo degli “anonimi”, anche noti come ‘trolls’ o ‘fakes’ ossia di persone che nascoste dietro a un falso nominativo mirano alla destabilizzazione altrui mediante pubblicazione di commenti, messaggi o immagini che vanno a lederne o deturparne l’immagine e l’onorabilità.
Il problema è che oggi Internet è diventato un ‘must have’ a livello comunicativo ed è imbarazzante che non si sia ancora arrivati ad equiparare la comunicazione “digitale” a quella verbale o scritta della vita quotidiana.
Oggi una persona qualsiasi può iscriversi a un blog pubblico, utilizzando una mail fasulla (tanto il 99% dei blog non le verificano), assumere le identità che vuole e distruggere pubblicamente il prossimo utilizzando una tastiera come arma e uno schermo come scudo.
Ad oggi infatti non esiste l’obbligatorietà di registrarsi utilizzando dati reali e,cosa peggiore, non esiste uno strumento giuridico tale da obbligare i gestori di un blog ad uniformarsi e a pretendere che i propri lettori si identifichino in modo univoco e sicuro e si assumano dunque le responsabilità delle proprie “azioni” digitali.
La più recente pronuncia in materia è infatti quella della Corte Europea per i diritti dell’Uomo (si avete capito bene), che ha affermato che «I gestori dei blog non rispondono dei commenti anonimi diffamatori».
La pronuncia arriva a seguito della denuncia da parte di un cittadino Svedese contro un Blog sul quale era stato Suo dire riportato un commento lesivo nei suoi confronti. A seguito della pronuncia sfavorevole dei Tribunali nazionali svedesi l’uomo si era rivolto alla massima Corte Europea chiedendo venisse riconosciuta la responsabilità legale del gestore del sito data l’impossibilità di risalire all’autore del commento.
La Corte di Strasburgo dal canto suo ha spiegato di aver preso in considerazione diversi fattori e che «in casi come questo bisogna trovare un equilibrio fra il diritto individuale al rispetto della vita privata e il diritto di libertà d’espressione di cui gode ogni individuo o gruppo che gestisce un portale internet».
Ha inoltre toccato alcuni importanti criteri che devono essere presi in considerazione, tra cui :

  1. il fatto che il commento portasse all’incremento dell’odio o all’incitamento della violenza ; (commento mio : Quindi l’interpretazione resta “personale” e basata sull’impressione del giudice e non sul  reale sentimento che questa provoca a chi la subisce, non si tiene conto di situazioni di fragilità caratteriale e psicologica, non si tiene conto di soggetti deboli e quindi maggiormente portati a cadere nelle provocazioni e nei buchi neri dell’ignoranza umana“)
  2. il fatto che il commento fosse stato pubblicato su un piccolo blog gestito da un ente no-profit; (“Quindi con questa interpretazione chiunque può aprire una piccola associazione no-profit e girare per le case con un casco o un passa-montagna e offendere le persone anche gravemente e pubblicamente a patto che si resti in un numero ridotto e non si generi un utile? Pazzesco “ )
  3. il fatto che il commento fosse stato rimosso il giorno stesso in cui il querelante aveva presentato denuncia (rimase online per 9 giorni);(“Questa è una chicca ed equivale al ladro che ruba in un negozio e viene scoperto dal titolare, e mentre questo chiama la polizia per denunciarlo si vede restituire il “mal tolto”, ma il reato sussiste lo stesso a prescindere che venga restituita o meno la refurtiva);

Tale pronuncia secondo il mio parere è abbastanza agghiacciante e palesemente anacronistica. Viviamo un periodo in cui la presenza sulla “rete” è quasi paragonata a quella nella vita reale, accedono quotidianamente miriadi di soggetti tra cui un sacco di minori, di media molto più deboli a livello caratteriale e psicologico.
Moltissime sono già le vittime che sono state generate dal fenomeno del Cyberbullismo che trova terreno fertile in “pronunciazioni” come quella sopra descritta.
E’ giusto far prevalere il diritto alla libera espressione sul diritto alla rispettabilità ed onorabilità della vita privata dell’essere umano?
Ed ancora è giusto che uno strumento devastante come quello di Internet possa essere maneggiato in modo del tutto indisturbato e che le persone possano permettersi una vita parallela senza dover rispondere delle proprie azioni?

Purtroppo non è possibile opporsi a un ordinamento vetusto e perforato da ogni angolatura, ma è possibile prendere ferme decisioni su quali strumenti utilizzare per garantirsi una interazione e una comunicazione degne di questo nome.
Acquisire competenze e investire sulla propria formazione, anche solo a livello di tempo perché sono numerosissime le iniziative gratuite volte alla sensibilizzazione del tema “sicurezza informatica”.

Il mondo che stiamo consegnando ai nostri figli è devastato sotto ogni punto di vista, cerchiamo almeno di formarli affinché sappiano muoversi in mezzo alle sabbie mobili.

 

 

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